Da parecchi anni, l’associazione Accoglienza e fratellanza si adopera, attraverso varie iniziative culturali e gastronomiche, per raccogliere fondi e materiali destinati ad orfanotrofi e case di accoglienza in Bielorussia. Anche quest’anno, in collaborazione con la Caritas, un gruppo di volontari dell’associazione è partito con un convoglio umanitario per consegnare, direttamente ai destinatari, il materiale raccolto e prendere atto dello stato di avanzamento dei progetti in atto. Seguiamo, attraverso la cronaca di alcuni giovani del gruppo, lo svolgersi del viaggio.

15 Aprile 2009: il sole non è ancora sorto e noi siamo già in viaggio. Destinazione…Gomel, seconda città della Bielorussia. I tre camper sono carichi e i 18 partecipanti pieni di entusiasmo. Il viaggio è lungo: partenza da Padenghe, sede dell’associazione Accoglienza e fratellanza e via…Dal Tarvisio arriviamo a Vienna, attraverso la Repubblica Ceca giungiamo in Polonia e finalmente siamo a Brest, frontiera Bielorussa. Entrare è sempre problematico ma quest’anno, a dispetto dei nostri timori, in meno di due ore riusciamo a passare. Strade dissestate, boschi di betulle e campi incolti ci accompagnano per gli ultimi 600 Km che ci dividono dall’hotel dove alloggeremo. Dopo due giorni di viaggio senza sosta un letto è più che meritato!
Il mattino seguente però siamo già attivi: la nostra prima tappa è  Dovsk dove c’è un istituto che ospita circa 270 tra bambini e ragazzi con disabilità e malformazioni. Molte associazioni europee contribuiscono al suo mantenimento. Anche noi diamo un aiuto montando la copertura della struttura esterna in alluminio realizzata lo scorso anno per permettere ai bambini infermi di trascorrere qualche ora all’aria aperta. Alcuni di noi visitano gli ambienti interni: i bambini alloggiano in stanze accoglienti, le assistenti e le suore li accudiscono con cure amorevoli. Nonostante le difficoltà politiche, economiche e sociali in cui versa l’intero Paese, la situazione dell’istituto è positiva. Altrettanto bene non possiamo dire di Vasilievicy, sede del secondo istituto che da parecchi anni aiutiamo. Lo Stato ne ha infatti decretato la chiusura definitiva a Luglio. Quando giungiamo sul posto sono rimasti solo i pochi bambini che termineranno l’anno scolastico, gli altri 150 sono già andati via. A casa? Non lo sappiamo. Ma questa non è l’unica brutta notizia che riceviamo: i tir con le derrate alimentari destinate alle suore di Madre Teresa non sono ancora stati sdoganati. Non potremo consegnare nulla alle cinque suore che gestiscono la casa di accoglienza per anziani soli e senza tetto. Le religiose, di nazionalità serba e filippina, hanno la cucina vuota ma ci accolgono comunque con gioia. Loro rappresentano il nostro punto di appoggio in città. Noi le aiutiamo volentieri, distribuendo un pasto caldo ai numerosi barboni che ogni giorno bussano alla loro porta. Il nostro secondo punto di riferimento è Padre Slavomir, anima della Caritas locale e da poco nominato vescovo dell’unica diocesi cattolica della zona. Attualmente il sacerdote è impegnato in un progetto ambizioso: la costruzione del Villaggio del fanciullo, un complesso di abitazioni che ospiterà bambini disabili e con problemi familiari. I ragazzi, seguiti dalle suore benedettine, avranno a disposizione, oltre alle camere e alle ampie cucine, una serie di laboratori dove potranno imparare un lavoro manuale che potrà esser loro utile. La costruzione delle case è a buon punto grazie agli aiuti forniti, ancora una volta, da varie associazioni. Noi, in particolare, abbiamo provveduto ai materiali e agli investimenti necessari alla pavimentazione. Dopo la visita al cantiere, non manca certo il tempo per conoscere la città, recarsi al mercato, al museo delle icone e  trascorrere qualche serata in compagnia gustando i particolari piatti tipici.
Al termine del viaggio, prima di tornare a casa, visitiamo le due chiese a cui abbiamo fornito il materiale necessario alla ristrutturazione. I dieci giorni sono volati, abbiamo condiviso lo stretto spazio del camper e ogni momento delle giornate bielorusse; si sono consolidati vecchi rapporti e create nuove amicizie. Sicuri che tutto ciò continuerà una volta a casa, seppur un po’ affranti per la realtà conosciuta e le brutte notizie ricevute, facciamo tesoro delle parole di padre Slavomir: “Spesso ci lasciamo prendere dal troppo fare ma, a volte, ciò non corrisponde al disegno di Dio. Questa volta non avete potuto fare tutto ciò che vi eravate prefissati: non importa, la vostra presenza qui, oggi, è segno di speranza per noi, è segno che Dio è davvero risorto!”

Francesca, Milena, Fabio, Giovanni

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